Giuseppe "Pippo" Barzizza (Genova, 15 maggio 1902 – Sanremo, 4 aprile 1994) è stato un compositore, arrangiatore e direttore d'orchestra italiano.
Raggiunge fama e successo negli anni 1930 e 1940, prima con la Blue Star e poi con l'Orchestra Cetra, che sotto la sua direzione acquista una fisionomia e un carattere specialissimi, così da essere considerata «...la migliore tra le grandi orchestre italiane capace di esprimersi in linguaggio jazzistico» (Adriano Mazzoletti). Compone anche molte canzoni e musiche di commento per numerosi film di successo.
Significativa anche l’analisi di Franco Franchi, che così si esprime: «Fu tra i primi in Italia ad interessarsi del jazz e dello swing e divenne per molti anni, assieme al suo amico-rivale Cinico Angelini, un punto di riferimento per i seguaci della musica leggera, sia grazie alle sue composizioni originali, sia per la capacità di lanciare tanti cantanti e relative canzoni, e infine per il tentativo di dare un'impronta più moderna alla canzone italiana»
Biografia
Gl'inizi
Pippo Barzizza nasce a Genova il 15 maggio del 1902 da Luigi e Fortunata Battaglieri. Talento assai precoce, a sei anni viene iscritto all'Istituto musicale Camillo Sivori per studiare il violino. Prepara l'esame di ammissione guidato dallo zio Giovanni Lorenzo Barzizza, amministratore dei beni del marchese Pallavicini e musicologo di grande preparazione. In tre mesi di studio molto intenso apprende quello che al Regio Conservatorio viene insegnato in due anni, e cioè l'intero programma di solfeggio cantato. A ottobre del 1908 si presenta all'esame, lo supera con facilità e prende la prima di una lunga serie di medaglie d'oro al merito scolastico. Pippo non sa ancora leggere ma è in grado di trascrivere «senza il minimo errore» una sinfonia di Mozart.
Frequenta le elementari e le medie; poi il ginnasio e il liceo Cristoforo Colombo, e contemporaneamente studia il violino con il prof. Biasoli; il tutto con grande profitto. È anche il tempo del quotidiano ascolto dei "cilindri" fonografici di suo padre, appassionato conoscitore dell'opera lirica e in generale della musica classica; inoltre, accompagnato dallo zio Lorenzo, va spesso al Teatro Carlo Felice, dove assiste «...da un comodissimo palco» a molte rappresentazioni di famose opere liriche, che segue sullo spartito per piano e canto, con l'obbligo tassativo di non perdere mai il segno. Anche in questo modo costruisce la sua solida cultura classica e operistica.
Al liceo appare particolarmente dotato per la matematica, tanto che pensa d'iscriversi all'università per laurearsi in ingegneria. Durante lo stesso periodo, sempre incoraggiato dal prof. Biasoli, studia armonia, contrappunto, composizione e strumentazione, guidato con affetto e competenza dal Maestro Renzo Angeleri e, da autodidatta, impara il pianoforte, il primo dei tanti strumenti che apprenderà e poi suonerà in carriera, almeno fino al 1933: il violino, il banjo, la fisarmonica e l'intera sezione dei sax. Sempre nello stesso periodo suona come ultimo dei violini al Politeama di Genova e commenta al pianoforte, naturalmente improvvisando, i film muti proiettati in un cinema vicino a casa.
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